• bestofcluj.png
  • clujuldelanganoi.png
  • gradinabotanica.png
  • muzee.png
  • parcetnografic.png

Le leggende di Cluj-Napoca

I ponti delle Città e la loro storia

I ponti della Città di Cluj rivelano una storia altrettanto interessante e spettacolare come quella delle località di cui appartengono. Oggi, non disponiamo d’informazioni relative al ponte oppure ai ponti sollevati sopra il fiume Someş, l’antico Samus dell’epoca romana. È possibile che il ponte principale della città romana Napoca si trovasse nell’area del Grande Ponte del medioevo, costruito al posto dell’attuale ponte stradale in Via Horea. Nel secolo XIX, fu già documentata a Cluj una leggenda che narrava di Decebal, il Re di Dacia, inseguito dall’esercito romano, il quale ebbe trovato fine al ponte sollevato sopra il fiume di Someş. Anche se questa leggenda è probabilmente un’invenzione dei letterati umanisti dell’epoca, è possibile che la sua apparizione sia associata anche alla sopravvivenza di quei tempi delle tracce di una costruzione romana. Il più vecchio ponte di Cluj attestato nei documenti dell’epoca medioevale era situato nella zona dell’attuale ponte stradale in Via Horea. Si trattava di un ponte di legno sollevato sopra il fiume di Someş, raddoppiato da un altro ponte costruito oltre il canale di Morii nella zona dell’attuale via Re Ferdinando. I due ponti apparvero nel secolo XIII, un periodo in cui la strada dove questi erano situati, passava all’esterno della prima area fortificata di Cluj medioevale che occupava a quei tempi una superficie di soli sette ettari. Nel 1362, i documenti dell’epoca testimoniavano della prima via della città di Cluj che ebbe il nome di Via del Ponte (Platea Pontis), seguendo il percorso della Via Re Ferdinando dei nostri tempi. Dopo l’allargamento della città medioevale nel Seicento, in Via del Ponte sorse uno dei più forti bastioni di difesa di Cluj che si chiamò il Bastione del Ponte. Mantenuto dai fabbri, il bastione assicurò la difesa di una delle quattro porte principali di accesso in città, chiamata sempre la Porta del Ponte. Nel 1573, all’ordine del voivoda Cristofor Bathory, il ponte di legno che attraversa il fiume Someş, fu sostituito da un ponte in pietra, realizzato a carico della Municipalità di Cluj. Il grande ponte, intensamente circolato, subì col passar del tempo numerosi restauri che guardavano il rinforzo e il suo ampiamente, secondo le esigenze di traffico, specifiche ai tempi moderni. L’ultima grande ricostruzione del ponte risale dal 1949, poiché esso fu gravemente distrutto durante l’ultima guerra mondiale.

Durante i primi decenni del secolo XVIII, al Grande Ponte si affiancò un altro, situato nella zona dell’attuale ponte Traian, costruito allo scopo di permettere il giro della città a coloro che non intendevano a transitarla.

Corso Re Ferdinando (1900)

Bastione della Porta del Ponte, 1859

Intorno al 1735, dopo la costruzione della fortificazione imperiale austriaca della Cittadella, i suoi comandanti considerarono necessaria l’edificazione di un ponte sopra il fiume Someş adibito esclusiva mento all’uso della guarnigione imperiale. Il ponte costruito in tale occasione, nella zona della Casa Tranzit attuale, fu uno di tipo sospeso, realizzato con una tecnica particolare in quel tempo ed entrò nella memoria degli abitanti con il nome di Ponte dei Tedeschi. Considerato il suo carattere pedonale e poiché era vigilato costantemente dai militari della guarnigione imperiale, il Ponte dei Tedeschi fu anche un ponte coperto. Durante l’Ottocento e all’inizio del Novecento, a monte sorsero altri due ponti necessari per l’allargamento e lo sviluppo della città. Intorno al 1866, fu costruito il ponte della zona dell’Hotel Napoca di oggi, mentre nel 1901 il Ponte Elisabetta, un ponte pedonale che sopravvisse fino ai nostri tempi nella sua forma iniziale.

Al momento della progettazione del quartiere di Grigorescu di Cluj, fu costruito il Ponte Garibaldi negli anni 1960-1961.

Le gallerie di Cluj. Le leggende e le realtà storiche

La maggior parte degli abitanti di Cluj ha sentito probabilmente storie sulle famose gallerie sotterranee della città le cui origini risalgono dai tempi più vecchi della storia. L’immaginario dei nostri contemporanei non è meno attratto dai misteri che della gente dell’antichità, e tra i miti che hanno sempre affascinato l’umanità, si trova il mito del mondo sotterraneo, essendo questo uno persistente. Le versioni iperboliche di tale mitologia di una Cluj sotterranea narrano principalmente di alcune gallerie di grandi dimensioni che collegherebbero il centro della Città di Cluj alla Chiesa – fortificata all’origine – di Mănăştur, alla Cittadella di Floreşti oppure alla fortificazione austriaca della Cittadella. Si parla inoltre di una galleria che sarebbe partita dalla Chiesa riformata della Via Mihail Kogalniceanu, con uscita verso la zona del cimitero Hajongard, ma anche verso una rete di gallerie che collegherebbero differenti punti del centro città, adoperati in passato dalla vecchia Sicurezza (il nome della Polizia di quei tempi). Sul punto di partenza di una tale galleria situata al seminterrato del vecchio Hotel Continental esistevano diversi rumori e storie durante la Rivoluzione del 1989. Altri ingressi ai sotterranei segreti di Cluj sarebbero situati nell’edificio del Claustrum francescano in Via Victor Deleu, al seminterrato di Hotel Melody o nelle cantine di alcuni edifici in Piazza Unirii. Alcune leggende narrano che il punto nodale di tutte queste reti immaginarie di gallerie sarebbe situato nella chiesa gotica del centro città che continua essere anche nei nostri tempi un centro simboli di Cluj. Qual è la realtà di queste gallerie? La città di Cluj dei secoli scorsi, soprannominata la “Città Tesoro” di Transilvania, era un importante centro commerciale e artigianale, e sotto gli edifici della città si trovavano, quasi senza eccezioni, cantine ampie e spaziose. Tra queste, molte furono trasformate oggi in club o locali, diventando accessibili al pubblico. Queste cantine erano il deposito perfetto delle merci per cui i loro titolari volevano pagare tasse e imposte quanto più piccole, come succede anche oggi. Le cantine erano dunque adibite anche con spazi segreti, tali come delle gallerie strette che legavano avvolte le cantine tra di loro e all’uso del contrabbando e del riparo per gli abitanti in caso di pericolo. Ad esempio, in occasione alla ricerca tecnologica della casa in cui nacque il principe Stefan Bocskai (oggi la sede dell’Università “Sapientia” in Via Mattia Corvino) fu scoperta una galleria simile; oppure un’altra a seguito delle ricerche effettuate in via Napoca. Una simile galleria stretta, alto e largo di meno un metro, può essere vista oggi al club Janis Pub in Corso Eroilor nr. 5. Uno dei vani situati ai seminterrati del Museo di Storia della Farmacia, dove nell’Evo Medio, funzionò un laboratorio farmaceutico e forse alchemico, riporta in attenzione i tratti di alcuni ingressi murati. I misteriosi e ampiamente discussi seminterrati della Chiesa San Michele non furono accessibili ai ricercatori per ragioni probabilmente oggettive, essendo difficile esprimere qualche apprezzamento o speculazione in merito.

Bisogna invece ricordare che la Chiesa del Centro di Cluj fu utilizzata per molto tempo come luogo di riunione della Dieta di Transilvania o come luogo d’incoronazione dei principi di Transilvania. Possono essere queste delle realtà sufficienti per permetterci di pensare all’esistenza di una possibile uscita segreta per i casi di forza maggiore? Dal punto di vista delle lunghe gallerie di alcuni kilometri che collegherebbero la Città medioevale ai differenti punti situato all’esterno, si tratta di un’aberrazione tecnica, trattandosi molto probabilmente di uno dei prodotti sedimentati lungo i secoli nell’immaginario collettivo. Occorre dire però che non tutti gli storici di Cluj negarono l’esistenza delle gallerie senza provando a fare delle ricerche in merito. Nel 1960, una squadra di ricercatori dell’Università “Babeş-Bolyai” e del Museo Nazionale di Storia di Transilvania ne fece alcune ricerche archeologiche in merito alle possibili uscite delle gallerie segrete di Cluj (situata una di loro nella zona dei Clinici universitari secondo le leggende). Le ricerche non portarono ufficialmente ad alcun esito positivo. Esistono invece rumori che dicono che lo storico coordinatore di tali ricerche – affermando l’inesistenza di tali gallerie – seguisse in rango immediatamente l’ufficiale della Pubblica Sicurezza.

È possibile poi che le ricerche connesse al progetto della galleria che passi sotto il centro di Cluj, che saranno realizzate durante gli anni successivi dalle autorità locali, contribuiscano alla delucidazione di questi misteri. La fede nell’esistenza di una rete di gallerie appartenenti a un misterioso mondo sotterraneo non sparirà forse mai, poiché illustra uno dei più vecchi e persistenti archetipi del pensiero e del ragionamento umano.

Leggenda del Re Mattia

L’edificio in cui nacque Mattia il 23 febbraio 1443, il secondo e il più piccolo figlio di Giovanni Hunyadi, risale dall’inizio del secolo XV. Un commerciante di quell’epoca il cui nome non fu documentato, acquistò due edifici della Vecchia Cittadella di Cluj e innalzò al loro posto un edificio immenso e spazioso che diventò nei due secoli successivi il più confortevole e costoso ostello di Cluj. L’edificio è situato al lato di nord della piccola piazza, all’incrocio con le Vie Mattia Corvino, Sextil Puşcariu, Virgil Fulicia, Victor Deleu e Franklin Delano Roosevelt, nella prossimità del posto in cui si trovava la porta principale d’ingresso chiamata la “Vecchia Cittadella” di Cluj sette secoli fa. Questa Piazzetta, assieme alla Via Mattia Corvino e con una porzione della Via Victor Deleu, fu trasformata in area pedonale nel 2006 dal Municipio di Cluj, facendo parte di un ampio progetto di apprezzo e valorizzazione turistica del patrimonio storico della città.

Mentre Elisabetta Szilagy si dirigeva verso Buda nel mese di febbraio 1443, si fermò per un periodo più lungo a Cluj, dove portò a mondo suo figlio; il proprietario dell’ostello era Iacob Méhffi. Le spese del soggiorno a Cluj della moglie del voivoda di Transilvania furono probabilmente a carico del Municipio. Non bisogna scordare che passarono solo cinque anni da quando la città ebbe perso una parte dei suoi privilegi, a seguito della rivolta di Bobalna (1437-1438). Giovanni Hunyadi era il voivoda da parte di cui gli abitanti si aspettavano a ricuperare i privilegi ed era naturale che approfitteranno della presenza di Elisabetta Szilagy nella loro città. Il voivoda era inoltre un vero uomo del momento: egli diventò il salvatore di Transilvania nel 1442, a seguito della vittoria riportata vicino di Sibiu su Mezid beg, ma anche delle vittorie riportate nello stesso anno sugli ottomani a Rumelia, Shehabeddin, quando liberò il Paese Romeno. Mattia fu dunque concepito durante le due battaglie, nel periodo in cui il voivoda mobilizzava le forze di Transilvania per la prima offensiva vittoriosa contro gli ottomani.

La nascita di Mattia a Cluj fu a caso, ma questo evento “a caso” non fu trattato con indifferenza nemmeno dal grande Re e tanto meno dagli abitanti della Città. Nel 1467, dopo aver affrontato con l’aiuto degli abitanti di Cluj la ribellione di una parte della nobiltà di Transilvania, Mattia Corvino fece vedere la sua affezione verso la casa dopo vide la luce, esonerando per sempre i proprietari dal pagamento dei dazi. Tale gesto di esonero trasformò la “casa di Mattia” in una proprietà davvero valorosa, poiché fu riconosciuta e confermata dai re e dai principi che lo seguirono.

Rivelazione della Statua di Mattia Corvino in Piazza Unirii (1902)

Mattia Corvino apportò alla città anche altri servizi importanti. Nel 1470, egli donò a Cluj la fiera di Cojocna, il centro di sfruttamento del sale, contribuendo all’aumento dei guadagni della città. Per i decreti del 1467, 1478 e 1485, Mattia incoraggiò la liberazione degli schiavi che pagarono i loro obblighi di fronte ai loro padroni. Interessato del buon funzionamento e dell’amministrazione della città, Mattia decise nel 1468 l’istituzione di una parità nel Consiglio dei Cento tra la buona gente (i praticantati) e i membri degli artigianati che avevano il diritto di nominare 50 rappresentanti ciascuno. Il suo regno seguì la finalizzazione, il rifacimento o l’inizio di costruire alcuni dei monumenti rappresentativi della città. Di quest’epoca è legata anche la costruzione della Chiesa S. Michele, intorno al 1480, ma anche l’integrazione dell’area fortificata della città per l’innalzamento nel 1475 del Bastione dei Sarti. La più grande opera di Mattia a Cluj fu però la Chiesa dei Frati Francescani Minoriti (attualmente, la Chiesa Riformata), in via Lupilor (oggi, Via M. Kogalniceanu), finanziata da una ricca e consistente donazione regale la cui costruzione iniziò nel 1486; tale costruzione assume anche oggi il suo nome (“Chiesa di Mattia”). Allo stesso tempo, la tradizione della nascita a Cluj del Re Mattia non si perse mai nei secoli successivi. Nel secolo XVI, esisteva già un vero culto per la memoria del gran re, culto che rese la “casa di Mattia” un posto frequentato da sempre più numerosi ospiti della città. È un’epoca in cui compaiono i primi segni del “turismo laico”, sviluppato naturalmente durante un periodo d’intensa circolazione in Europa degli artigiani e dei commercianti, dei medici, degli studenti, degli artisti, dei cartografi e dei predicatori di tutti i coloro e delle vittime delle persecuzioni religiose, dei giovani nobili desiderosi ad arricchire la loro educazione. L’interesse di questi viaggi è sempre meno legato all’economia, volendo i desiderosi conoscere la cultura delle località attraversate e, ovviamente, della storia connessa alle personalità di un luogo o altro. È un’epoca in cui, come si fa vedere la Cronaca di Gaspar Heltai, Mattia diventa nella tradizione urbana di Cluj il simbolo della giustizia e della perfezione, un modello del sovrano vicino al suo popolo, alla gente semplice, conoscendo le difficoltà e agendo per il loro rimedio.

La Cronaca di Gaspar Heltai consegna a tal senso una delle più note leggende della storia di Cluj che i nonni continuano a raccontare anche oggi ai loro nipoti. La leggenda narra che Mattia, in passaggio per Transilvania, avrebbe lasciato la sua gente nella cittadella vescovile di Gilău e vestito da studente viaggiatore sarebbe entrato in incognito nella sua città natale per vedere lo spirito degli abitanti e l’atteggiamento dei conducenti della città. Nella piazza centrale della città, Mattia assisté a una scena in cui i plebei della città erano forzati dalla gente del sindacato, sotto la minaccia della bastonata, a carreggiare il loro legname. Protestando contro tale ingiustizia, il Re in incognito fu bastonato e forzato a carreggiare lui stesso fino al tramonto, accanto ai poveri. La leggenda narra però che Mattia avrebbe avuto l’ispirazione di scrivere con carbone su tre legni da fuoco della corte del sindaco la seguente iscrizione: “Qui fu il Re Mattia! Dov’è la giustizia?”. Liberato al tramonto, il Re rientrò al campo di Gilau. Il secondo giorno, Mattia tornò in città, essendo accolto con gioia dai sindaci della città. A sua domanda su come viene rispettata la legge che interdiva lo sfruttamento abusivo della gente, il sindaco della città avrebbe assicurato il sovrano del rispetto delle leggi senza la loro minima violazione. Allora, il re mise la sua gente a cercare il legname della Corte del Sindaco fino all’identificazione dei pezzi di legni su cui egli fece le iscrizioni. Mattia punì il sindaco della città e prese le misure per assicurarsi del rispetto rigoroso dei diritti e delle libertà di tutti gli abitanti della città.

Questa leggenda rappresenta l’espressione delle aspirazioni verso la libertà e la giustizia dell’epoca della Riforma. Il mito di Mattia è interpretato da questa prospettiva, del grande re nato a Cluj a cui fu attribuito con convinzione e nostalgia il sopranome di “Mattia il Giusto”. Le griglie della finestra della Casa di Mattia furono ornate in quell’epoca con elementi di decoro araldici; all’interno dell’edificio, la stanza in cui nacque Mattia – la prima a destra dall’ingresso gotico conservato fino ai nostri tempi – è un obiettivo di maggiore interesse. Tale stanza fu incisa nella seconda metà del secolo XVI con un’iscrizione il cui testo fu conservato per trascrizione nel 1758: “Matthias, dei gratia beatae memoriae olim Hungariae, Bohemiae, Dalmatiae, Croatiae rex, filius quo[n]dam domini Joannis Hunyadi, natus hic in isto hypocausto anno 1444, die 27 Martii(!), 3 hora matutina, qui fideliter patriae inservivit regnavitque foeliciter usque ad vitae suae finem.“ ["Mattia, ben ricordato per la grazia divina, Re d’Ungheria, Boemia, Dalmazia e Croazia, figlio del signor Giovanni Hunyadi, nato qui, in questa stanza, nel 1444, il giorno del 27 marzo, servì con fede sua patria e governò fino alla fine della sua vita”].

Il martirio Baba Novac

Mentre Michele il Bravo si trovò in peregrinazione a Praga, cercando di conquistare la benevolenza del Re Rodolfo II, Baba Novac, il suo capitano serbo, fu giustiziato di fronte alla Piazza Centrale di Cluj. Dopo che il voivoda fu combattuto dai suoi nemici e fu forzato all’esilio, Baba Novac entrò nel servizio del generale Basta nel mese di dicembre 1600, dove ricevette la missione di difendere la frontiera di Transilvania nella zona di Lipoveni. Al momento in cui gli abitanti cominciarono a dare segni di rivolta rispetto al regno imperiale, Basta provò a riconquistare la loro fiducia, consegnandogli il vecchio generale di Michele il Bravo. Baba Novac fu portato a Cluj dall’esercito di Basta il 3 febbraio 1601 e fu giustiziato due giorni più tardi nella piazza centrale della città assieme al suo confessore serbo. Se si dicesse che lui fosse arso da vivo, si creerebbe una pallida e deludente immagine del terrore a cui furono sottoposti due uomini sui settant’anni. Baba Nova e il sacerdote serbo furono legati a due travi orizzontali, simili a due spiedini che i boia rotolavano sopra il fuoco. Ma prima furono terrorizzati e parzialmente scorticati. Le vittime erano avvolte spruzzati con acqua perché il loro supplizio sia prolungato. L’esecuzione ebbe una durata di circa un’ora e mezzo, affinché Basta, che guardava questo spettacolo terrificante da una delle finestre della residenza imperiale, avesse ordinato la cessazione del gesto di spruzzo delle vittime con acqua e che siano lasciate a morire. Dopo l’esecuzione, i corpi dei due furono impalati nella vicinanza del Bastione dei Sarti. La loro carne fu divorata dai corvi, in modo che a qualche giorno di distanza rimasero solo le loro ossa. Buona gente, gli abitanti di Cluj consegnarono in dettaglio i costi con quest atto di giustizia. Il 6 dicembre loro scrissero: “Abbiamo dato agli zingari perché hanno torturato, arso e impalato Baba Novac e il Sacerdote, un totale di 7 fiorini, 50 dinari... Abbiamo pagato per Baba Novac e per il Sacerdote due boia con 3 fiorini... Abbiamo pagato 2 fiorini a Luca Ácsi per aver fabbricato il palo per Baba Novac”.

Basta diede Baba Novac ai nobili di quell’epoca per riconquistare la loro fede e per determinarli a conservare la loro fede verso l’imperatore Rodolfo II. Installato a Cluj, in una casa situata nella Piazza del Museo di oggi – noto poi come la “Casa Basta” – il generale partecipò senza successo ai lavori della Dieta di Transilvania. I nobili di Transilvania, riuniti nella Cattedrale di San Michele, non furono impressionati dalla sua presenza e scelsero Sigismondo Báthory come principe di Transilvania. Per questo non era in paese, l’adunanza affidò il regno a Ştefan Csáky, e poi disse Te Deum laudamus. I Consiglieri di Transilvania andarono in cavalla fino alla residenza imperiale, essendo la decisione della Dieta fatta pubblica alle sue finestre. Le porte della città furono chiuse il 3 febbraio e rimasero come tali per quattro giorni, per rendere impossibile qualunque penetrazione dall’esterno e soprattutto per impedire la diffusione di ogni informazione sui lavori della Dieta. L’esecuzione terribile di Baba Novac avvenne in occasione al tumulto di questi eventi, avendo forse il ruolo di offrire un esempio a coloro che non si sottoponevano. Il Generale Basta restò nella città per ancora qualche giorno, cercando senza un reale successo nell’arrivare a un accordo con i conducenti di Transilvania. Il 7 febbraio 1601, alle 10 di mattino, lasciò finalmente la città, accompagnato in modo solenne dai consiglieri locali fino alla porta ungherese (situata in Via 21 Dicembre 1989 di oggi, nella prossimità del Palazzo della Prefettura). Lasciando a nascosto la residenza imperiale che l’imperatore gli diede a Silezia, Sigismondo Báthory rientrò a Cluj nel mese di aprile 1601, accompagnato da soli 20 uomini. Fu ricevuto anche in quest’occasione in trionfo. Questo trionfo fu per lui l’ultimo. In agosto 1601, dopo la vittoria riportata contro Sigismondo a Guruslău, Michele il Bravo e il Generale Basta rientrarono insieme a Cluj verso la Porta del Ponte (situata in Via Re Ferdinando di oggi, vicino alla Posta).

Essendo prudenti, gli abitanti di Cluj si misero in contatto con Basta in tempo che diede il suo accordo per non permettere alla gente di Michele – affamati di vendetta per l’assassinato di Baba Novac – di entrare nella città. In cambio, gli abitanti di Cluj pagarono i dazi per tre mesi all’esercito di Basta e accettarono l’entrare nella città di una guarnigione imperiale. Michele il Bravo innalzò una bandiera nel luogo in cui fu giustiziato Baba Novac, ma non riuscì a fare niente per rivendicare la morte del suo capitano. In queste circostanze, a Cluj, le vecchie divergenze tra il voivoda romeno e il generale imperiale riapparsero. Si dice che durante un incontro con il generale, Michele avesse detto: “Chi diavolo sono i rodolfi e i cesari di cui mi parla sempre questo Basta?” e altre affermazioni simili. Qualche giorno più tardi, il 19 agosto 1601, nella città di Câmpia Turzii, Michele il Bravo fu assassinato dal capitano Jacques de Beaury all’ordine di Basta.

Tudor Sălăgean

Statua della Santa Maria Protettrice

È il primo monumento pubblico della città. Il monumento fu edificato all’ordine del Governatore Anton Kornis nel 1744 in segno di riconoscimento per la protezione portata a Cluj durante l’ultima grande epidemia di peste tra gli anni 1738 e 1742. Perciò ricevette il nome di “Statua della Peste”.

La statua fu realizzata in stile barocco dallo scultore viennese Anton Schuchbauer. La statua fu collocata agli inizi all’incrocio delle Vie dell’Università e M. Kogalniceau, perché in questa zona si trovavano le sedi degli istituti cattolici d’insegnamento, come anche la chiesa e la sede dell’ordine dei gesuiti.

Il monumento fu edificato all’ordine del Governatore Anton Kornis nel 1744 in segno di riconoscimento per la protezione portata a Cluj durante l’ultima grande epidemia di peste tra gli anni 1738 e 1742. Perciò ricevette il nome di “Statua della Peste”.

La statua fu realizzata in stile barocco dallo scultore viennese Anton Schuchbauer. La statua fu collocata agli inizi all’incrocio delle Vie dell’Università e M. Kogalniceau, perché in questa zona si trovavano le sedi degli istituti cattolici /d’insegnamento, come anche la chiesa e la sede dell’ordine dei gesuiti. La Statua fu rimossa nel 1959, poiché il regime comunista dell’università non lo aggrediva e intendeva rimuovere i monumenti di carattere religioso. Nel 1961, fu ricollocata di fronte all’altare della Chiesa S. Pietro.

Tudor Sălăgean

Conflitti e duelli dell’Evo Medio

Cluj fu probabilmente la più agitata città tra quelle medioevali di Transilvania. Quando fu trasformata in città regale, Cluj era molta diversa da tutte le altre località di Transilvania, avendo già uno Statuto Urbano. Mentre la popolazione della maggior parte delle Città di Transilvania era formata prevalentemente dai colonnisti tedeschi, al principio, tranquilli e omogenei, Cluj aprì le sue porte e accolse i signori, i commercianti e gli artigiani, ma anche un numero sempre più grandi di avventurieri coraggiosi di tutte le categorie sociali e di tutti i tempi. La loro presenza diede a Cluj una brillantezza senza parecchio tra tutte le città medioevali della zona di Transilvania. Lo stesso creò però le premesse di alcune situazioni tese che generarono avvolte dei conflitti molto violenti. Uno dei conflitti più duraturi avvenne tra gli anni 1327-1338, trovandosi in opposizione due tra i più importanti “partiti” della città: da una parte quelli della famiglia di Pietro, il figlio di Felician e Bartolomeo e il figlio di Henning, e dall’altra parte quelli del comitato Stark. La prima fase di questa lotta per il potere fu risolto nel 1327 all’intervento del voivoda Toma Szecsenyi, ma il conflitto riapparse con i loro partigiani che invasero i rappresentanti del partito nemico e tagliarono in pezzi, nella piazza centrale della città (la Piazza del Museo di oggi), due degli uomini del comitato Stark. In fine, i combattenti turbolenti e i loro seguaci furono forzati ad abbandonare la città di Cluj di nascosto. Il desiderio di vendetta vinse però il loro spirito di prudenza. Perciò, Pietro e Bartolomeo tornarono il 6 novembre 1338 nella città, sempre di nascosto, e incendiarono le case dei partigiani del Comitato Stark e uccisero i suoi due figli. Abbandonando la città con molta ricchezza, Pietro e Bartolomeo scapparono dalle mani delle autorità imperiali per ancora due anni. Formarono un piccolo esercito di coraggiosi, cercando nel 1340 di conquistare la città di Cluj. Gli abitanti di Cluj furono costretti a sollecitare l’appoggio del voivoda Pietro di Transilvania che intervenne con il suo esercito. Le lotte avvennero stavolta alle porte della città e si chiusero con un Duello giudiziario medioevale, con una vittoria incontestabile del Comitato di Stark e dei suoi seguaci che giustiziarono senza pietà i loro nemici.La vittoria del Comitato di Stark mise dunque fine a un periodo particolarmente agitato, il che permise agli abitanti di Cluj di consacrare le attività giornaliere in circostanze molto più tranquille.

Nonostante la riduzione dei degli eventi turbolenti caratterizzati con il versamento del sangue, tali vicende non cessarono però del tutto. Uno di questi eventi ebbe luogo alla fine del 1359, quando il signor Mykula di Dezmir assieme al suo schiavo Michele attaccò e uccise in pieno centro un signore locale di nome Paolo. Nonostante il carattere pubblico dell’atto commesso, la colpa di Mykula era sospetta, essendo tenuto secondo le leggi di quell’epoca al pagamento di una multa di soli 29 argenti per la vedova e il fratello della persona uccisa. Tre anni più tardi, l’8 dicembre 1362, un numero di circa trenta abitanti della città assaltò il Convenuto Benedittino di Cluj-Mănăştur per catturare e uccidere un altro, sempre di nome Paolo, un signore di Suceag, il loro più vecchio nemico. Il riparo offerto dalle mura del Convento per tale Paolo di Suceag non si dimostrò sufficiente per evitare la vendetta degli abitanti. Questi penetrarono l’interno del Convento, forzarono la porta della sala pranzo e quella dell’abbazia, catturando Paolo, decapitandolo e offrendogli la virtù di una morte adatta al suo rango. Il giudizio del governatore Ioan de Chidea, che rifletté in merito a questo evento, offre una descrizione dettagliata sulle armi utilizzate dagli abitanti di Cluj. Questi erano equipaggiati come i cavalieri (tamquam milites pylati), con archi, spade, camice, corsetti e guanti di ferro. Uno dei partecipanti all’assalto, di nome Martinus, è molto probabilmente il noto scultore Martino di Cluj, colui che assieme a suo fratello realizzò la famosa statua di San Giorgio uccidendo il drago. La dotazione del cavaliere di Cluj rappresentata come quella di San Giorgio fu senza dubbio ispirata dall’equipaggiamento degli abitanti durante i conflitti con l’esercito dell’epoca.

Dei conflitti simili, ma meno importanti, furono riscontrati anche in altre località avvicinate alla grande città. Nel corso del 1359, a qualche settimana dall’omicidio commesso in pieno centro, lo stesso Mycula di Dezmir, un personaggio aggressivo, prese in assalto un gruppo di servitori che viaggiavano sulla strada di Cluj e Apahida, in prossimità del Villaggio di Sânnicoară. La sua vittima fu stavolta un certo Alberto di Apahida assieme a suo figlio. Alberto fu ucciso in lotta, suo figlio fu gravemente ferito e i cavalli e i beni dei due furono saccheggiati. In più, Mycula prese con lui a Dezmir il corpo senza anima di Alberto, rifiutando la sua restituzione alla famiglia nonostante i ripetuti interventi dell’abbazia Otto di Cluj-Mănăştur. Un anno più tardi, nel 1360, un certo Deme, avventuriero di cui approfittò Re Carol Roberto nell’assedio delle proprietà della vicinanza immediata a Cluj, diventò poco amato dagli abitanti della Città di Chinteni a causa dei ripetuti abusi a cui erano sottoposti. Per scappare da questo personaggio indesiderato, gli abitanti di Chinteni assunsero due combattenti, di nome Ştefan de Silivaş e Ştefan, figlio di Pietro. Questi sfidarono il detto Deme e lo uccisero il 6 dicembre, la festa di S. Nicolae. Nella ricerca dei responsabili di quest omicidio, le autorità attribuirono tutta la colpa agli abitanti di Chinteni che furono forzati a risarcire la famiglia di quello ucciso. A differenza di tali conflitti privi di regole e bruttali, i duelli giudiziari costituivano una formula di ordinamento di alcune cause civili o penali accettate dalle autorità dell’epoca. Questi erano organizzati di fronte al re o alla regina, del governatore della corte regale o della congregazione dei signori. Uno dei più noti duelli giudiziari avvenne in Transilvania, a Turda, nel 1306, di fronte al voivoda Ladislau Kan e della congregazione. Sfidato a un conflitto di proprietà in merito al villaggio di Pâglişa (della Provincia di Cluj), egli si oppose a Ladislau Borşa e ai forti signori di Dăbâca, che ebbero un duello per i loro rappresentanti. Ladislau Borşa fu il vincitore, ottenendo la proprietà del relativo villaggio.

Tudor Sălăgean

Un’altra illuminazione con Avram Iancu studente (1842)

Ogni anno nel periodo in cui Avram Iancu era studente, a Cluj si organizzava in grande cerimonia la sera del 18 aprile per festeggiare la cosiddetta “Illuminazione” (definita in questo modo dei documenti ungheresi), in onore dell’anniversario del Re austriaco Ferdinando (il suo nome completo era Ferdinando Carolo Leopoldo Giuseppe Francesco Marcellino, nato il 19 aprile 1793, a Vienna), che assunse anche il titolo di Principe di Ardeal. Durante gli anni 1841-1846, Avram Iancu era studente al Collegio dei Gesuiti di Cluj, accanto a molti altri giovani romeni e di altra etnia: ungheresi, secui, sassoni, tedeschi, ecc. Egli abitò in affitto nella via che assume oggi il suo nome, presso il professor Berga e fino al 1844, poi alla famiglia di Bokor; e in aprile 1842 – durante il periodo d’Illuminazione – prese il pranzo all’ostello della sig.ra Rozalia Balinth, la vedova di Ladislau Dorogo. I giovani studenti gesuiti, sebbene siano stati un davvero “ventaglio colorito” di provenienze, erano dei buoni colleghi e solidari, come di rivelano le azioni documentate durante il giorno dell’Illuminazione a Cluj, nel 1842. Gli studenti della città andassero già dal 16 aprile al ballo organizzato all’ostello di Baier. I giovani e i ceti della città cominciarono a “festeggiare”, dicendo barzellette senza stile e spingendosi. Avvenne dunque anche l’umiliazione dello studente di nome Anca, da dove sorse anche un conflitto. Alla festa parteciparono sia gli studenti che i ceti partecipanti in battaglie e conflitti, essendo gli studenti pronti a chiedere la loro vendetta. In tale conflitto furono riconosciuti gli studenti Anca Cerghedi o Cerghizan (collega di Avram Iancu), Câmpean, tutti romeni, nonché Zonda e Lazar, ungheresi. Il giorno dopo, gli studenti (riuniti nel cimitero) si consigliarono e decisero di negare il loro coinvolgimento nelle battaglie dell’ostello. Ma volendo fare il grande e lodarsi, uni di loro raccontarono in città la vicenda, e così che furono scoperti i veri attori della battaglia. Fu indagato anche Avram Iancu, ma lui dichiarò i seguenti: “La sera del 18 aprile, sono stato presente anch’io all’Illuminazione, ma solo fino alle 21.00”. Lì – come ha dichiarato ancora – vide Josef Lazăr, i colleghi Anca e Potyo studenti al Diritto e Tompos studente alla Logica. Lasciò il posto alle ore 21.00. A suo favore aveva anche la dichiarazione della signora dell’ostello. Questa donna confermò che quella sera, Avram Iancu vi fu a cenare. Dopo cena – disse la signora –, lui lasciò subito la festa e tornò dopo mezz’ora. Poi parlarono un tempo, quando lo mandò a casa perché anche lei voleva riposarsi, dicendo che Iancu lasciò il posto prima delle ore 22.00. Che cosa parlò con il futuro rappresentante dei romeni di Transilvania non si è saputo. Il documento però ci rivela un momento concreto della giovinezza del grande eroe della Rivoluzione del 1848-1849.

Vasile Lechinţan

Donne famose della Storia di Cluj

Anna Báthory

(1594-1636)

Fu accusata di stregoneria e rapporti di adulterio con suo fratello, il principe Gabriel Báthory. Si sposò a Cluj nel 1608 con Dionisie Bánffy de Losoncz (deceduto nel 1612). Si risposò nel 1613 con Sigismondo Josika. Fu parente con la sua contemporanea Elisabetta Báthory de Ecsed. Fu accusata di stregoneria da Gabriel Bethlen, fu indagata per sette anni in tre casi di stregoneria, finiti per la sua condanna a esilio e per il sequestro di tutta la sua fortuna (1621).

Claudine Rhedey

(1812 – 1841)

Una delle più famose bellezze della Storia di Cluj passò una parte della sua giovinezza nel Palazzo Rhédey, situato all’incrocio della Piazza Unirii e della Via Napoca.

Si sposò nel 1835 con il duca Alessandro di Württemberg. Suo figlio, il principe Francis, duca di Teck, si sposò con la principessa Mary Adelaide de Cambridge. Sua figlia, Mary di Teck, diventò la Regina del Grande Bretagna e dell’Irlanda a seguito del suo matrimonio celebrato con il Re Giorgio V (1910-1936). La Regina Elisabetta II è la bis-bis-bisnonna di Claudia Rhedey.

Lili Poór

(1886 – 1962)

Attrice di film di Cluj, moglie del regista Jenő Janovits di Cluj. Filmografia: Din grozăviile lumii (1920); Madach (1940) ecc.

Raluca Ripan

(1894, Iaşi – 1972, Cluj)

Fu la prima donna di Romania a ottenere il titolo di Dottore in scienze chimiche (Cluj, 1922). Quadro didattico dell’Università di Cluj nel 1920, Raluca Ripan riuscì a diventare il membro dell’Accademia Romena subito dopo la Seconda Guerra Mondiale (1948). Fu la fondatrice dell’Istituto di Chimica di Cluj (1951), che assume anche oggi il suo nome. Rettore dell’Università “Victor Babeş” (1951-1956) (l’unica donna rettore della storia dell’Università di Cluj).

Smaranda Brăescu

(1897, Hânceşti – 1948, Cluj)

L’aviatore Smaranda Brăescu, soprannominata la “Regina delle Altezze”, nacque il 21 maggio 1897, in una famiglia modesta di Hânteşti-Buciumeni. Appassionata dalla sua giovinezza del mondo dell’aviazione, iniziò a praticare il paracadutismo nel 1928. Eseguì un salto di 600 metri il primo luglio dello stesso anno, diventando la prima donna paracadutista di Romania. Il suo primo salto dall’altezza di 6.000 metri, Smaranda Brăescu lo fece il 2 ottobre 1931, diventando il primo recordman nazionale assoluto ed essendo ricompensata con la medaglia di “Virtù Aeronautica”. Invitata negli Stati Uniti dell’America, Smaranda Brăescu superò il 19 maggio 1932, alla base militare di Sacramento, il record mondiale assoluto, a seguito di un salto eseguito da 7.200 metri di altezza. Il record mondiale rimase in piede fino al 1951, quando fu superato da un pilota romeno, Traian Demetrescu-Popa. Giunse una vera leggenda, lei ricevette contratti negli Stati Uniti, fu invitata a Roma da Papa Pio XI, conobbe il maresciallo italiano Italo Balbo. Smaranda Brăescu realizzò una premiera mondiale nel 1936, attraversando il Mare Mediterraneo, da Roma a Tripoli, al bordo dell’aeronave di Miles Hawk, battezzata simbolicamente da lei “Aurel Vlaicu”. Partecipò alla guerra mondiale tra gli anni 1940 e 1945 su entrambi i fronti di lotta all’interno della famosa “Squadriglia Bianca”. Dopo il 1945, Smaranda Brăescu prese parte dalla resistenza anticomunismo. Firmataria di una memoria di protesta con le elezioni falsificate del 1946, Smaranda Brăescu fu condannata in contumacia dalle autorità comuniste e fu forzata a nascondersi per evitare la sua carcerazione. Arrivò a Cluj con un’identità falsa (Maria Popescu) e trovò riparo alla casa della Congregazione della Madonna di Jucu. Fu trattata in segreto alle cliniche universitarie e fu alloggiata dal Professor Iuliu Haţieganu. Morì il 2 febbraio 1948 e fu sepolta al Cimitero Centrale come “Maria Popescu”.

Ana Rozsa Vasiliu

(1899, Buziaş – 1987, Cluj-Napoca)

Mezzosoprano, poi soprano all’Opera Romena di Cluj, dove iniziò la sua carriera nel 1922. I contratti con la Scala di Milano le permisero d’iniziarvi nel 1921 e poi in differenti stagioni nel 1932. Dopo gli anni 1900, fu una delle donne affascinanti di Cluj. Sposata con il medico Titus Vasiliu, Anna Rozsa visse a Cluj fino alla sua vita.

Lya Hubic

(1911 – 2006)

Soprano dell’Opera Romena di Cluj negli anni 1935-1967. Fu sopranominata “l’usignolo della Transilvania”. Iniziò la sua carriera interpretando il ruolo di Musetta della Bohème di Puccini (1936). Fino al suo ritiro dalla vita artistica (1967), sostenne ben oltre 2000 spettacoli. Fu invitata sulle grandi scene di: Vienna, Praga, Mosca, Bratislava, Brno, Pilsen, Cernăuţi, Chișinău, Petersburg, Kiev, Tbilisi, Riazan, Harcov, Odessa, Budapest, Sofia, Stara Zagora, Plovdiv, Varna ecc. Si è differenziata nell’interpretazione dei ruoli di Pagliaccio (Leoncavallo), Carmen (Bizet), Barbiere di Sevilla (Rosini), Don Pasquale e Lucia di Lammermoor (Donizetti), Don Giovanni (Mozart), Kir Ianulea (S. Drăgoi), Flauto Magico e il Ratto dal serraglio (Mozart), Traviata e Rigoletto (Verdi), Manon (Massenet), Turandot (Puccini), Vedova allegra (Lehár), Lo Zingaro barone e il Pipistrello (J. Strauss). Chiuse la sua famosa carriera con l’interpretazione del ruolo Cio-Cio-San dell’opera Madama Butterfly da Giacomo Puccini. Rinunciò alle grandi scene del mondo per restare a casa, a Cluj, dove contribuì al prestigio dell’Opera Romena grazie al suo talento. In segno di apprezzo, l’Opera Nazionale Romena di Cluj-Napoca istituì in onore dell’artista il trofeo Lya Hubic, conferito alle personalità importanti della scena lirica di Cluj. Continuò a essere una presenza attiva nella vita pubblica fino alla sua morte.

Ioan Silviu Nistor

Livia Pordea

(1914-?)

Una delle bellezze più apprezzate di Romania degli anni 30 fu Livia Pordea, abitante di Cluj, nata il 1 dicembre 1914, a Gherla, vincitrice del titolo di Missi Romania nel 1930. Era la figlia di Augustin Pordea, uomo politico liberale, deputato, vice presidente della Camera dei Deputati e proprietario di uno studio notarile situato nell’attuale C.so Eroilor n. 35. Livia o Liţi, come le diceva ancora, si sposò a Timişoara il 10 gennaio 1935 con l’ebreo milionario Max Auschnitt, “re del cemento e del ferro” Romania di quei tempi. La celebrazione civile del matrimonio avvenne a Cluj-Napoca, mentre quella religiosa a Timişoara. Carol II fu il padrino dei due sposi, e la bellezza di Livia Pordea non lo lasciò indifferente, causando tensioni nel suo rapporto con Elena Lupescu. Nel 1946, Livia Pordea emigrò in Francia, dove divorzio da Max Auschnitt e si risposò con uno sportivo spagnolo. Gustav Pordea, il fratello di Livia, emigrò con lei; nel 1984, egli diventò deputato nel Parlamento Europeo sulle liste del Fronte Nazionale (Le Pen).

Età Boeriu

(1923, Turda – 1984, Cluj-Napoca)

Traduttrice appassionata. Prese parte agli incontri del Circolo Letterario di Sibiu (1944-1949); quadro didattico universitario alla Cattedra di Lingua italiana dell’Università di Cluj. Il suo percorso professionale iniziò come traduttrice con la traduzione del Decameron di Boccaccio. Continuò la sua attività con la traduzione delle opere letterarie italiane da: Cesare Pavese, Baldassare Castiglione, Francesco Petrarca, Elio Vittorini, Dante Alighieri (Divina Commedia), Michelangelo, Giacomo Leopardi, Giovanni Verga, Alberto Moravia. Nel 1980, realizzò un’antologia della poesia italiana e del volume Tinacria. Poeti siciliani contemporanei (1984). Fu premiata con differenti premi e riconoscimenti, tra cui la Medaglia d’oro della Città di Firenze e dell’Unione Fiorentina (1970) e ricevette il titolo di Cavaliere Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italia per la sua intera carriera (1979). Compose e pubblicò più volumi di poesie. È considerata la più importante traduttrice dalla lingua italiana alla lingua romena. Fu apprezzata per la sua modestia, la sua sensibilità e la sua discrezione.     

 

Catégorie : IT Legendele Clujului

Publicatii

publicatii03